BAIL IN: in due parole si nasconde l’ennesima buggeratura di correntisti e consumatori.

Nel giugno del 2013, subito dopo il salvataggio di Cipro l’Unione Europea ha adottato una direttiva denominata “Banking Recovery and Resolution” con la quale per la prima volta nella storia vengono scaricati palesemente sui correntisti e consumatori i fallimenti di chi quelle banche amministra.
La norma, la cui entrata in vigore era fissata per il 1^ gennaio 2015, diverrà operativa ed esecutiva a breve, dopo che molti paesi, Italia inclusa, avranno recepito nell’ordinamento nazionale i suoi precetti.
Ma vediamo di cosa si tratta: sostanzialmente è una norma voluta da Bruxelles che prevede, in caso di fallimento di una banca, che siano in prima battuta i clienti della stessa a pagare per salvarla, mentre lo stato del paese in cui ha sede la banca entrerà in gioco solo in un secondo momento.
In altre parole, se una banca è in procinto di fallire, verosimilmente per i grossi debiti accumulati da chi quella banca gestisce, i primi a dover sborsare il proprio denaro non saranno gli AD, i Presidenti etc…. ma saranno gli azionisti, gli obbligazionisti ed infine i depositi bancari superiori ai 100mila euro; quelli inferiori, invece, resteranno ancora garantiti.
Non dovranno invece partecipare al bail in i possessori di obbligazioni garantite (le ordinarie sono escluse), pensioni e salari dei dipendenti, salvo che ogni stato, nell’ambito della risicata autonomia decida di includere, così come di escludere altre categorie.
Lo Stato, tuttavia, non sparirà del tutto, nella misura in cui interverrà per salvare una banca solo dopo che azionisti e creditori avranno pagato l’8% delle passività totali dell’istituto. In realtà saranno sempre i cittadini a dover sopperire alle incapacità degli amministratori atteso che lo Stato subentrerà sempre facendo ricorso ai denari recuperati grazie alla fiscalità generale.
Lo scopo della norma, sarebbe quello di evitare che a pagare siano tutti i contribuenti, in realtà però, a rimetterci sarà chi deposita i propri soldi ed anche i contribuenti.
A ciò si aggiunga che ogni Stato dovrà costruire nei prossimi 10 anni un fondo nazionale che dovrà raggiungere un livello pari ad almeno lo 0,8% dei depositi garantiti da tutte le istituzioni creditizie del Paese.
Laconico, ma altamente significativo e preoccupante in tal senso, un commento della Banca di Italia reperibile su twitter che recita: «i clienti andranno pienamente informati del fatto che potrebbero dover contribuire al risanamento di una banca».
Insomma, oltre ai vari prelievi forzosi che di tanto in tanto i Governi italiani effettuano su depositi bancari, conti correnti, pensioni etc… d’ora in poi potremo dover fare i conti con i prelievi forzosi sui nostri risparmi per ripagare i debiti contratti dai vertici degli istituti di credito.

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